> Nasce ‘Tools’ una nuova collana Caracò, ad inaugurarla è Giuseppe Cristiano con ‘Il Visualizer – guida completa al mestiere dello Storyboard artist’

Raccontare una professione e mostrarne le potenzialità. È questo l’obiettivo che Giuseppe Cristiano accarezza ne Il Visualizer. Guida completa al mestiere dello Storyboard Artist.

Giuseppe Cristiano è un visualizer italiano, lavora da più di vent’anni in tutto il mondo. Negli ultimi anni ha collaborato con il settore dei giochi al recente Mad Max: Fury Road, ispirato al film di George Miller, e a The Walking Dead, dall’omonima serie tv. Ha partecipato a video di Radiohead, Madonna, Moby e Roxette, e affiancato registi come Jonas Åkerlund e Johan Renck. Ha lavorato con Hoyte Van Hoytema (direttore della fotografia di Insterstellar, Her, The Fighter, Dunkirk), e per le serie tv CSI: NY e Six Feet Under. Migliaia le collaborazione pubblicitarie, come The Epic Split, lo spot di Volvo con Jean Claude Van Damme, e Evian con Spider Man. Dal 1998 ha pubblicato sette manuali, alcuni dei quali sono stati adottati in università e scuole di cinema. Il Visualizer. Guida completa al mestiere dello storyboard artist è il suo primo volume in italiano.

Giuseppe, perché questo manuale? Perché la volontà da parte di un Visualizer nel voler rendere condividere i propri strumenti di lavoro?
Ho scritto il mio primo libro “Analyzing Storyboard” nel 1998 perchè semplicemente non trovavo un buon manuale da consigliare agli studenti quando occasionalmente facevo lezione nelle scuole di animazione e di cinema. Mi resi conto che si trattava di una professione che in un certo senso era invisibile anche agli addetti ai lavori nel senso che nonostante ce ne fosse la necessità spesso se sottovalutava l’importanza. Ma anche perché quando iniziai la mia carriera come libero professionista facevo tutto fuorché gli storyboard proprio perché non conoscevo il mestiere e se vogliamo ci sono arrivato un po’ per caso. A quel punto mi sono messo nei panni di tanti giovani artisti in cerca di una direzione e quanto può essere importante una guida o qualcuno che ti mostri un’opportunità professionale o anche semplicemente un’ispirazione. Ma, a parte per questo motivo e cioè l’opportunità di “mostrare la via” la mia intenzione è quella anche di istruire i vari addetti ai lavori che, in un modo o nell’altro, anche indirettamente hanno a che fare con i visualizers. Parlo quindi dei produttori per esempio, che grazie agli storyboard sono in grado di poter calcolare spese e tempi di produzione. Il lavoro dello storyboard artist non interessa solamente il regista ma tutta una serie di aree e team. Quindi con il mio libro ed i seminari e workshop occasionali cerco di coinvolgere un po’ tutti, dal regista al podruttore anche specificando il rapporto che ognuno avrà con gli storyboard e quindi i benefici che si possono ottenere conoscendo bene questo strumento.

Quanto è cambiato il tuo lavoro negli ultimi venti anni e perchè la scelta di percorrere una strada estera e non italiana?
Moltissimo, sempre in evoluzione sia per quanto riguarda le tecniche che i metodi di lavoro. Personalmente ora posso lavorare a distanza anche su grandi progetti e produzioni, il tutto è molto più semplice grazie ai vari Voip, file sharing, dropbox, video conferenze, schermi digitali etc. Grazie al digitale l’esecuzione del lavoro è diventata più veloce così come è più semplice fare revisioni o lavorare su diversi progetti contemporaneamente. In più con le ultime tablet posso lavorare in qualsiasi luogo e circostanza. Le comunicazioni poi sono oramai immediate. Ci sono ovviamente i pro ed i contro in questa situazione dove si è connessi 24 ore al giorno tutto sta ad essere ben organizzati e con delle solide routine di lavoro.
Ho iniziato come libero professionista in Italia a fine anni 80 e poi ho proseguito per la mia strada all’estero perchè non riuscivo ad andare oltre certi ambienti e le mie aspirazioni erano altre. Non mi sbagliai poiché qualche anno dopo realizzai che se all’estero si sperimentava e comunque si guardava avanti nella produzione e nell’innovazione e sperimentazione in Italia tutto mi sembrava abbastanza statico. Ho avuto la fortuna di cominciare a lavorare per grossi nomi che poi hanno rivoluzionato il mondo dei video clip per esempio. Registi che hanno realizzato i video più famosi degli anni 90. Nello stesso tempo ho potuto lavorare con direttori della fotografia sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, alcuni di questi addirittura in grado di costruirsi volta per volta gli strumenti di lavoro. Per esempio i primi prototipi di drone oppure variazioni dei vari dolly a seconda del set e di ciò che avrebbero dovuto realizzare. Ho vissuto poi il passaggio dall’analogico al digitale e quindi due mondi completamente diversi vuoi per i metodi di lavoro ma anche per quanto era possibile girare. Lavorando con pellicola per esempio lo storyboard era assolutamente vitale per poter comunicare con la produzione e quindi davvero pre-visualizzare ogni cosa prima delle riprese. Certe cose poi in Italia non si facevano ancora, come per esempio il 3D. Molte società per le quali ho lavorato creavano i propri software ma ciò che è stato per me molto utile sono gli anni che ho fatto come insegnante in diverse scuole multimediali. Ero comunque un guest teacher ma facevo i miei corsi in strutture che in Italia neanche oggi potrebbero esistere per costi (ogni studente aveva a disposizione una completa workstation sempre aggiornata oltre a editing suites e server per rendering). Da queste classi poi sono usciti fuori tanti produttori ed animatori che ora lavorano per i giochi e le principali case di produzione internazionali. Professionisti che adesso per esempio fanno gli effetti speciali per serie tipo The Walking Dead o giochi per le principali case di produzione. A questo punto è stato molto facile per me rimanere all’estero dove oltre a tante opportunità avevo anche molti stimoli. Difatti realizzai con un piccolo team uno dei primi video animati in 3D per il gruppo Avion Travel, usando semplicemente 3D studio Max.

Come vedi il campo del Vizualizer in Italia?
Non lo conosco a fondo ma ho contatto con diversi artisti. Ne conosco le dinamiche e se vogliamo anche i problemi con i quali ogni freelancer di tanto in tanto deve confrontarsi. Sicuramente ci sono molte opportunità e c’e’ un mercato interessante. Forse gli storyboard non si conoscono ancora bene in certi ambienti e spesso le produzioni non ne capiscono la potenzialità ed i benefici che potrebbero ricavarne. Non è un problema direttamente riferito all’Italia perchè anche all’estero mi capita di battere la testa di tanto in cose del genere. Tutto sta a sapersi adeguare e sopratutto a capire con chi si lavora. A quel punto se c’e’ una buona comunicazione sono certo che certi problemi non verrebbero ad esistere. Uno dei problemi principali è che spesso il produttore vede gli storyboard solamente come un costo ma non realizza il fatto che invece è uno strumento che lo aiuterebbe a mantenere appunto i costi e se vogliamo anche a risparmiare sulla produzione. Questo perchè con un buon storyboard si possono prevedere problemi o trovare soluzioni alternative per la realizzazione di una scena. Manca certamente un certo cameratismo tra gli artisti. Cosa invece che ho trovato molto piacevole in America dove spesso gli artisti si supportano gli uni con gli altri.

Questo manuale pensi possa piacere anche ai non addetti ai lavori?
Lo spero.

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