Arriva il libro intervista a Gianluca di Gennaro: Senza maschere sull’anima


Un giornalista de Il Mattino e un giovane attore napoletano, idolo di tanti fan, si incontrano ai piedi del Vesuvio, per parlare di cinema e impegno sociale.

Così nasce “Senza maschere sull’anima” un libro-intervista in cui Gianluca Di Gennaro si racconta a Ignazio Riccio mettendo in luce lo spaccato umano e sociale delle periferie della città partenopea. Partendo da Scampia, dove è idolatrato da tanti giovani borderline che vivono sul filo tra legalità e illegalità, l’attore racconta la propria esperienza a contatto con queste realtà difficili, e riflette sull’influenza che il cinema ha nelle scelte di vita dei suoi coetanei.

Leggendo il libro ci si potrà rendere conto di come l’influenza del cinema, della televisione, soprattutto nei confronti di soggetti più deboli, che non hanno strumenti culturali ed educativi forti, sia molto importante”.

Ignazio, come nasce l’idea di scrivere un libro-intervista a Gianluca Di Gennaro?
“Ho conosciuto Gianluca sul set del film Gramigna. Dal rapporto semplicemente professionale, dato che curo la comunicazione della Klanmovie Production, la casa cinematografica indipendente che ha realizzato la pellicola, è nata presto un’amicizia. Gianluca, seppure ha 26 anni, è un ragazzo molto maturo e impegnato nel sociale. Mi ha raccontato le sue esperienze con i ragazzi a rischio di Scampia e di altre periferie napoletane e da lì mi è venuta l’idea di scrivere la sua storia”.

Credi che il cinema possa avere un impatto concreto sul sociale?
“Penso di sì. La storia di Gianluca lo dimostra. Leggendo il libro ci si potrà rendere conto di come l’influenza del cinema, della televisione, soprattutto nei confronti di soggetti più deboli, che non hanno strumenti culturali ed educativi forti, sia molto importante”.

Ho pensato che raccontare la mia esperienza, a contatto con giovani sospesi sul filo della legalità e dell’illegalità, potesse risultare utile.

Gianluca, perché hai accettato di raccontare la tua vita in un libro?
“Quando Ignazio mi ha proposto la sua idea ne sono stato immediatamente felice. Chiaramente avevo un po’ di timore che questo libro potesse dare un’immagine di me sbagliata. Non sono un vanaglorioso e avevo paura di passare per presuntuoso. Sono giovane e ho da fare ancora tanta strada, quindi nessuna carriera da celebrare. Però ci ho riflettuto, velocemente. Ho pensato che raccontare la mia esperienza, a contatto con giovani sospesi sul filo della legalità e dell’illegalità, potesse risultare utile. Se un attore, seguito da tanti ragazzi affascinati dal mondo della celluloide, riesce più facilmente a far passare messaggi positivi tra le nuove generazioni – mi sono detto – allora perché non approfittarne? La nostra idea è quella di girare le scuole, soprattutto quelle più periferiche e con ragazzi a rischio, con l’obiettivo di raccontare, a chi crede che non ci siano speranze, che il riscatto è possibile per tutti, anche per coloro che sembrano avere un destino segnato”.

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