Intervista a Riccardo Brun, autore de La Propaganda

Pubblicata il giorno 5/10/2011

Intervista a Riccardo Brun, autore de La Propaganda

Intervista a Riccardo Brun, autore de “La Propaganda” per i tipi di Caracò Editore

A cura di Ileana Bonadies

Come è nata l’idea di scrivere La propaganda? Su cosa intendeva indagare, in particolare,  nel momento in cui ha iniziato a scrivere?

L’idea mi è stata suggerita anni fa dallo scrittore Ermanno Rea con il quale ho lavorato quando era Presidente del Premio Napoli. Quando mi raccontò questa storia mi colpì molto il fatto che non facesse parte del patrimonio comune di conoscenza della Napoli “ribelle”, a differenza di tante altre storie che, anche se non sempre con una conoscenza approfondita, sono però note a molti. Questa storia è importante, a mio parere, per due motivi sostanziali. Innanzitutto è alla base della scommessa industrialista e della costruzione dell’Ilva di Bagnoli che è un pezzo fondamentale della storia novecentesca di Napoli. In secondo luogo la giovane età e la marginalità dei protagonisti la rendono un’epica della ribellione che racconta di come le cose possano cambiare anche per iniziativa di ragazzi molto giovani, anche quando tutto sembra indicare che questo non è possibile. Per molti anni mi sono portato dietro questa storia, finché Mario Gelardi mi ha chiesto un racconto per la sua nuova casa editrice. Mi è sembrato naturale scrivere la Propaganda, una storia di impegno civile che da vita a una delle più famose inchieste italiane: l’Inchiesta Saredo. L’ho fatto mettendo la scrittura al servizio della storia. Solo l’io narrante è un personaggio verosimile, gli altri sono tutti personaggi realmente esistiti, così come sono veri tutti i fatti raccontati.

Il libro racconta una storia ambientata a fine ‘800, ma molti potrebbero essere i punti di contatto con la realtà odierna: come motiva e giustifica ciò?

È un fatto che ci possano essere punti di contatto. Non lo motivo e non lo giustifico, se non con la considerazione che c’è, dietro questa storia, uno schema universale. Il potere tende ad arroccarsi, a perpetuarsi e a corrompere chi lo esercita. Le giovani generazioni avvertono la necessità di cambiare le cose. Le differenze fra un’epoca e un’altra consistono nei metodi utilizzati per perseguire il cambiamento e nella quantità di fiducia sul fatto che quel cambiamento sia possibile. E se ci pensi le due cose sono molto collegate: più bassa è la speranza di poter cambiare realmente lo stato delle cose, più alta è la probabilità che il sistema adottato sia disperato, cioè violento.

Intervista a Riccardo Brun, autore de La Propaganda

Dal racconto emerge, con chiarezza,  la potenza dirompente della parola quale efficace mezzo attraverso cui  manifestare il proprio dissenso: oggi, quanto crede sia ancora reale tale forza e quanto pensa sia essa, piuttosto, deformata e svuotata di ogni contenuto?

Questo ha a che fare con quello che dicevo prima. Dobbiamo avere molta paura di un’epoca nella quale sembra che la parola, e i sistemi democratici in generale, non siano sufficienti a consentire ai cittadini l’esercizio pieno del loro diritto a dissentire. Non penso che la protesta sia oggi svuotata di contenuto, e non penso che ci si possa affidare solo alla magistratura per la selezione della classe politica. E’ certo che il momento che viviamo è critico, ma d’altra parte era critico anche il momento storico del quale parlo ne La Propaganda. E’ nei momenti critici che spesso l’umanità produce scatti in avanti di tipo culturale, civile, politico. Napoli poi è il regno delle rinascite improvvise quando si sta per toccare il fondo.

Intervista a Riccardo Brun, autore de La Propaganda

Il punto di vista dal quale la storia viene presentata al lettore è quello di tre ventenni che con coraggio condussero la campagna contro la cosiddetta “camorra amministrativa”: potrebbe ai giorni nostri accadere ancora un tale episodio? Cosa eventualmente lo ostacolerebbe?

In realtà accade ogni giorno. Purtroppo con esiti non sempre decisivi. Quello che è cambiato è che nel nostro paese c’è una tale assuefazione alla corruzione e alla collusione con la criminalità organizzata che non basta dimostrare i collegamenti attraverso inchieste giornalistiche, e a volte nemmeno con le sentenze giudiziarie. Viviamo un’epoca presuntuosa e spudorata nella quale tutto è lecito; la classe politica non ha vergogna di nulla, e per fare un passo indietro (e agevolare il ricambio) attende le manette o la morte. Purtroppo la stessa società civile ha un atteggiamento di collusione: se me ne viene qualcosa in cambio il resto non sono fatti miei. Il grosso della popolazione si mobilita solo quando viene toccato nei propri interessi materiali. Io però ho fiducia. Ripeto: quale momento migliore per risorgere di quello in cui si sta per toccare il fondo? E quale città migliore per dare inizio al cambiamento di questa Napoli sempre in bilico fra disastro e meraviglia?

Intervista a Riccardo Brun, autore de La PropagandaScheda del libro / Sinossi / Contributi multimediali / Copertina in alta risoluzione

Foto Carmine Luino 2011

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