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I TESTIMONI

Sono 20 i testimoni che, insieme all’autore Massimiliano Perna, hanno scelto di dare, ciascuno a suo modo, il proprio contributo a questo libro.
Salvatore Borsellino, Maria Falcone, Antonio Ingroia, Gian Carlo Caselli, Raffaele Cantone, Imd, Giulio Cavalli, Nando Dalla Chiesa, Renato Sarti, Lella Costa, Moni Ovadia, don Giacomo Panizza, Sonia Alfano, Dario Riccobono di Addiopizzo Palermo, Pina Maisano Grassi, Fabrizio Moro, Pino Maniaci, Salvo Vitale, Pif e Gianluigi Nuzzi, Giuseppe Casarrubea.
Sonia Alfano
Colpiti dalla atroce sensazione che lasciava una mafia così “audace”, che sterminava uomini di Stato come fossero fastidiosi insetti da schiacciare per non sentirne più il ronzio molesto, ci chiedevamo se fosse possibile vincere la battaglia a favore della legalità.
Salvatore Borsellino
Sapevo che a Paolo non sarebbe importato di morire per vincere la sua battaglia e, quindi, a me toccava accettare la sua morte come il mezzo per riuscire a realizzare il suo sogno.
Raffaele Cantone
Anche Borsellino, che pure aveva subito non pochi problemi per il suo impegno antimafia, venne salutato come un eroe. “Che strano Paese” ho tante volte pensato “che riconosce il ruolo a certi uomini solo dopo morti!”
Giuseppe Casarrubea
Le stragi di quell’anno non arrivano all’improvviso come banali colpi di testa di una mafia ringalluzzita, ma sono l’approdo di un percorso iniziato almeno un biennio prima, con la crisi del sistema-Stato e con la caduta dei grandi valori tradizionali.
Gian Carlo Caselli

…provare a raccogliere la pesante eredità di Falcone, contribuendo con altre forze a porre in essere una “resistenza” contro lo strapotere criminale mafioso, così da impedire che lo Stato democratico fosse soppiantato da uno Stato-mafia o da un  narco-Stato che avrebbe finito per seppellirci tutti sotto un cumulo di macerie.

Giulio Cavalli

In teatro, quando tocca entrare sul palco, una voce dal corridoio dei camerini urla: «Chi è di scena!»; quel 19 luglio non ha risposto nessuno. Tutto si è giocato tra la quinta e i camerini, nelle trame dietro al fondale ha vinto l’osceno, ciò che accade lì dove non può essere né visto né sentito.
Lella Costa
Giovanni Falcone era un mio amico, anche se non lo sapeva. Uno di cui mi fidavo, che ammiravo e rispettavo. Uno che mi faceva sentire meno sola, e più fiera. Più italiana, anche. Perderlo non è stata solo una sconfitta di tutto il paese ,ma un lutto vero, mio. Dovremmo sentirci tutti così, credo, quando ci viene portata via la parte migliore di noi.
Nando Dalla Chiesa
(Borsellino) disse che bisognava fare in fretta, che lui stava indagando. Da ciò che diceva, da come lo diceva, tutti capimmo che sapeva bene dove mettere le mani. Se ne andò con un applauso infinito: si aveva l’impressione che i cittadini presenti volessero fargli sentire particolarmente quell’applauso, per rimediare al fatto che non erano riusciti a farlo sentire a Giovanni Falcone quando era vivo.
Maria Falcone
All’indomani delle stragi la città di Palermo si è vista perduta. Un profondo senso di perdita e di smarrimento si sono impossessati di essa e veramente vi è stato un momento in cui si pensava che la giustizia fosse morta. Eppure, una parte della cittadinanza ha saputo reagire ed andare oltre la disperazione trasformandola in una profonda indignazione e presa di coscienza collettiva.
Pina Maisano Grassi
Da quei tragici eventi, i magistrati sono guardati con attenzione e affetto dai cittadini onesti. Sì, bisogna fare un distinguo: per chi vive ed opera ai margini della legalità i magistrati sono un ostacolo. I giovani laureati in legge vogliono fare gli avvocati penalisti e i magistrati: vogliono mettere al servizio del Paese le competenze acquisite con gli studi.
Imd
Oltre al 23 maggio e al 19 luglio del 1992, adesso ho altre date da ricordare: i giorni delle catture di Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Pietro Aglieri, Benedetto Spera, Mariano Tullio Troia, Salvatore Grigoli, Gaspare Spatuzza, Vito Vitale, Mimmo Raccuglia e tanti altri. E a queste date memorabili sono sicuro che presto se ne aggiungerà un’altra: la fine della latitanza di Matteo Messina Denaro.
Antonio Ingroia
Ed eccoci a vent’anni da quei giorni. Vent’anni non inutili, a vent’anni da quei sacrifici non inutili. Un percorso accidentato alla fine del quale si profila all’orizzonte una verità a lungo negata sul perché di quei giorni.
Pino Maniaci
Il botto! Salta in aria l’autostrada. Muoiono Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini della scorta. Neanche pochi giorni e muoiono Borsellino e gli altri. Metto una pietra sul passato e nasce il nuovo Pino Maniaci. Quello stanco delle ingiustizie.
Fabrizio Moro
Quando con più attenzione mi sono appassionato all’impresa di Paolo Borsellino ho capito tante cose, tante cose di questo paese, ma soprattutto tante cose di me che prima non riuscivo a comprendere. Ho capito che un uomo che ha un ideale e lo difende contro tutto e tutti vivrà per sempre. Ho capito che spesso è normale aver paura, ma la nostra dignità e i nostri passi saranno per sempre segnati dal modo in cui intendiamo affrontarla.
Gianluigi Nuzzi
Per un Paese come il nostro dalla morte di Falcone si sono fatti passi da gigante. I semi lasciati nelle coscienze hanno portato piante e coraggi inaspettati, la legislazione antimafia è tra le più all’avanguardia a sentire magistrati ed esperti. Sebbene la strada sia ancora lunga, anzi infinita. Ma l’eredità di Falcone va portata nel cuore e nella vita di tutti, di ogni giorno. Con coraggio e senza tante parole.
Moni Ovadia
In realtà, Falcone e Borsellino non erano eroi, non erano Guevara, ma uomini normali, al di là della vita blindata che conducevano. Sono quel genere di uomini che, quando entrano in un luogo, tutti si dovrebbero alzare in piedi, per rispetto e non per soggezione.
Don Giacomo Panizza
Quel momento storico drammatico oggi ci ribadisce che alla mafia, qualunque essa sia, bisogna, senza perdere tempo, contrapporre la forza di un Paese all’altezza della sfida e soprattutto desideroso di solidarietà e di libertà. Questa mi pare la vera sfida di oggi. Quel momento storico drammatico dobbiamo farlo parlare ancora, e stavolta attraverso di noi, attraverso le persone, la società e una Repubblica meglio preparate.
Pif
Perché è più comodo pensare ad una fuga di gas. Una fuga di gas non prevede una mobilitazione, una presa di coscienza, scendere in piazza e protestare, farsi qualche domanda in più. Una fuga di gas può capitare in qualunque parte del mondo.
Dario Riccobono
Da quel giorno non ero più solo un ragazzo: il 23 maggio ero diventato un cittadino, con la C maiuscola.
Renato Sarti
Mi fece impressione soprattutto Caponnetto che parlò di un’era che finiva. Nel suo sguardo di grande combattente sconfitto, vidi quello di un partigiano che si arrende. Un controsenso, una sorta di ossimoro quel suo: “è finita. È finita!”.
Salvo Vitale
È questo il ricordo che più mi porto addosso di quel giorno: questo lento procedere in cui ogni cosa, anche la più grave, sembra iscritta nel registro della normalità, succede perché doveva succedere.
Massimiliano Perna
Ecco perché continuo a sostenere, di fronte ai pessimisti, che la mafia non ha vinto e che aveva ragione Paolo Borsellino ad essere ottimista fino al suo ultimo giorno di vita, così come aveva ragione Giovanni Falcone a sostenere che la mafia come tutti i fenomeni umani è destinata a finire.

Lascia un commento Pubblicata il giorno 6/05/2012