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Intervista a Silvia Calamandrei: “La tematica della Legalità è essenziale nel pensiero di Piero Calamandrei”

Intervista a Silvia Calamandrei: La tematica della Legalità è essenziale nel pensiero di Piero CalamandreiSilvia Calamandrei, nipote del costituente e giurista Piero, è un’intellettuale che si muove con rigore ed elegante cosmopolitismo tra i palazzi europei dove si decidono le politiche di sviluppo rurale dell’Unione; il paesaggio rinascimentale di Montepulciano, in cui affondano le radici della sua famiglia e dove presiede la Biblioteca-Archivio che raccoglie i fondi documentari dell’autorevole nonno; e la Cina, in cui è cresciuta figlia di giornalisti di sinistra, e che non ha mai smesso di frequentare, curiosa osservatrice di cambiamenti epocali dalla Rivoluzione Culturale alle riforme economiche, passando per le speranze infrante in piazza Tiennamen. Un’intellettuale affascinante, che figura tra i primi ospiti della Settimana della Legalità “NoiControLeMafie” di Reggio Emilia. La giornata di martedì 14, infatti, sarà dedicata a Piero Calamandrei: sotto il titolo “I giovani a scuola di legalità” riunisce una serie di convegni, laboratori creativi, spettacoli e tavole rotonde sulla democrazia partecipativa, il ruolo della scuola pubblica nella costruzione della coscienza civica, l’analisi dei fenomeni di disagio giovanile come il bullismo che, in determinati contesti di disgregazione valoriale, rischiano di evolvere in una devianza che delle mafie ne assume sempre più le caratteristiche: la sopraffazione del più debole, ma soprattutto l’assenza di regole.

Presidente Calamandrei, lei porta un cognome molto impegnativo. Quanto l’ha influenzata nelle sue scelte di vita?

Sono cresciuta in una famiglia che mi ha educata ai valori dell’antifascismo, basi fondanti della nostra Repubblica democratica. Mio padre Franco e mia madre Maria Teresa Regard sono stati partigiani della Resistenza romana. Il mio percorso è stato naturale, come l’occuparmi del pensiero di mio nonno e – in particolare nella fase più recente della mia vita – di dare continuità al suo lavoro, dedicandomi all’edizione delle sue opere. D’altronde, si sentono ancora risuonare le sue parole in difesa della Costituzione e della Scuola pubblica.

Intervista a Silvia Calamandrei: La tematica della Legalità è essenziale nel pensiero di Piero CalamandreiL’intellettuale Calamandrei è conosciuto soprattutto come costituente e, appunto, come appassionato partigiano del valore dell’istituzione scolastica per la formazione di cittadini consapevoli. Nella sua celebre difesa della scuola pubblica, del 1950, tra l’altro scrisse che essa <deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà>. Che importanza riveste invece il tema della Legalità?

La tematica della Legalità è essenziale nel suo pensiero. Proprio in questi giorni a Torino ho partecipato al convegno “Giellismo e Azionismo – Cantieri Aperti” sul “Partito d’Azione” e “Giustizia e libertà” – corrente a cui Calamandrei apparteneva. Il dottor Brando Mazzolai ha presentato una relazione sul tema dell’evoluzione del principio di legalità nel suo pensiero. Inoltre a giugno verrà pubblicato per Laterza “Senza legalità non c’è libertà”, testo emerso studiando le carte inedite che si conservano dell’Archivio Biblioteca di Montepulciano. Si tratta di un’Istituzione che risale dal XIV secolo, all’Età Comunale, e che ha accolto le carte di Calamandrei; tra i documenti risalenti al 1943-’44, redatti durante la Resistenza, si trovano tra l’altro una serie di progetti, di saggi e di appunti sulla legalità, che poi preludono alla sua azione nell’Assemblea Costituente.

Le riflessioni di Calamandrei sui temi della Legalità e della Giustizia sociale nascono contestualmente ai suoi studi accademici o si sono sviluppati nel confronto con l’ambiente intellettuale dell’epoca?

Il suo percorso di giurista è la logica conseguenza di quello di cittadino impegnato politicamente negli anni Venti insieme a personaggi quali i Rosselli e Amendola; fu frequentatore di un circolo di cultura fiorentino che promosse anche una serie di manifestazioni di condanna a seguito del delitto Matteotti… Continuò la sua battaglia come professore universitario, educando allievi che poi divennero protagonisti della Resistenza fiorentina. Il salto verso le tematiche costituzionali avviene proprio in questo periodo: se in precedenza era stato docente di Procedura civile, il suo primo corso nell’Italia liberata è Diritto costituzionale.

L’interesse per l’educazione e la pedagogia sono legati alla sua esperienza di docente universitario? Quando nasce?

E’ molto precoce. Negli anni giovanili, ad esempio, scriveva su varie riviste destinate ai ragazzi, come “Il Giornalino della Domenica” di Vamba (il papà di Giamburrasca, che con la rivista intendeva trasmettere ai giovani idee di giustizia e solidarietà, ndr). Riponeva nelle nuove generazioni le sue speranze. Dopo la Grande Guerra, inoltre, constata il distacco profondo dei soldati-contadini da quello Stato che li mandava a combattere. Per questo si occupa anche delle scuole rurali, per gli operai e, prima ancora del famoso testo in difesa della Scuola pubblica, produce una serie di scritti sull’importanza dell’educazione. Sulla “scuola di cittadinanza”.

Intervista a Silvia Calamandrei: La tematica della Legalità è essenziale nel pensiero di Piero CalamandreiUna scuola di cittadinanza come quella che la Provincia di Reggio Emilia vuole promuovere con questa terza Festa della Legalità …

E’ per questo sono molto lieta di partecipare a questa iniziativa che si rivolge alle nuove generazioni. La democrazia dipende moltissimo dall’impegno che ogni volta, con ogni studente, viene profuso dagli insegnanti. E a Reggio, con questo percorso educativo, i ragazzi s’impadroniscono di elementi di riflessione che li fanno diventare cittadini nel senso pieno del termine.

Calamandrei, intellettuale a tutto tondo, è stato dotato di una lungimiranza quasi profetica. Come non ricordare la sua introduzione ad un libro del 1956 sulla mafia…

Sì, purtroppo ci sono molti testi di Calamandrei che restano attuali perché il nostro è un Paese che tende a rimandare la soluzione ai grandi nodi della sua storia. Io resto spesso sorpresa che certe parole continuino a risuonare come un messaggio per l’oggi. Nell’ultima parte della sua vita, Calamandrei si dedicò alla difesa dei diritti sociali che non si possono scindere dalla lotta alla mafia. Nell’ultimo anno, fu tra gli avvocati difensori nel processo a Danilo Dolci (l’educatore venne arrestato per aver organizzato uno “sciopero alla rovescia” contro la disoccupazione in Sicilia, ndr); si impegnava fortemente per soluzioni di lavoro proprio laddove la mafia tende a reclutare i suoi uomini. Nelle ultime battaglie invocò le leggi implicite, iscritte nella Costituzione per assicurare lavoro e dignità.

Lei è stata a lungo capodivisione della sezione “Agricoltura, sviluppo rurale e ambiente” del Comitato economico e sociale Ue. Nella sua attività professionale è riuscita a far collimare i temi della tutela dei diritti alla salute e della protezione dell’ambiente?

E’ stato il mio impegno nelle istituzioni della Comunità Europea che, proprio negli anni ’80-’90, adottavano una serie di normative ambientali che in Italia hanno introdotto obblighi e punti di riferimento profondamente innovativi, tra i quali tanti strumenti a garanzia del diritto all’informazione dei cittadini-consumatori. Rodotà ha più volte affermato che la nuova frontiera dei diritti è quella di trasmettere alle generazioni future risorse ambientali preservate. Purtroppo l’applicazione di queste leggi è ancora oggi in continuazione disattesa con un ritardo che ha ripetutamente esposto l’Italia alle sanzioni europee per le bonifiche industriali non compiute e per i problemi legati ai rifiuti ed alle discariche.

Le lotte per i diritti alla salute, la tutela ambientale e la legalità sono trasversali, e spesso in Italia diventano un “grimaldello” per arrivare a parlare di legalità, d’impegno civico e lotta alla criminalità ambientale. E’ così anche fuori dall’Italia?

Per questi problemi non ci sono confini perché sono ovunque un grande terreno di battaglia. Ma qualcosa sta cambiando, in paesi come la Cina, su questo terreno i cittadini cominciano a muoversi con più risonanza e successo. Dopo anni di silenzio, di fronte ai problemi per la salute e al grave inquinamento – delle acque, dell’aria –, la società civile alza la voce, le persone creano associazioni con richieste che oggi sono più forti e che possono diventare un vasto fronte capace di unire i popoli in una risposta globale.

FRANCESCA CHILLONI

Pubblicata il giorno 13/05/2013



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