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Legalità: Arrivano al traguardo la “Staffetta di scrittura creativa” e il laboratorio di Teatro Civile.

Coinvolti centinaia di studenti ed esponenti della cultura dell’antimafia

Legalità: Arrivano al traguardo la Staffetta di scrittura creativa e il laboratorio di Teatro Civile.Per partecipare ad una “Staffetta di scrittura creativa” bisogna essere rapidi nella lettura ed efficaci con la penna, ma soprattutto essere pronti alla sfida e curiosi di capire la realtà circostante. Specialmente se il tema da affrontare è la legalità e il contrasto alla mafia. Sono centinaia gli studenti emiliani che quest’anno si sono cimentati in questa gara che “in palio” ha la pubblicazione di un libro ma soprattutto la possibilità di confrontarsi con le proprie emozioni, comprendendo che ognuno dentro ha bellezza e dolore da raccontare, sogni e desideri da far volare, risorse e coraggio per reagire alle ingiustizie, vengano esse da un bullo o da un mafioso. Il momento clou dell’iniziativa si è svolto nel pomeriggio di martedì 15 maggio, nell’aula 2 della sede reggiana dell’Università: il testimone è arrivato al traguardo nell’ambito della terza Festa della Legalità “NoiControLeMafie”. Presenti ragazze e ragazzi delle scuole superiori modenesi (Finale Emilia), bolognesi (Casalecchio di Reno) e reggiane che hanno dato il loro contributo creativo; Reggio – nell’ambito del progetto “Regole e democrazia contro la mafia” di cui è curatrice scientifica la dottoressa Rosa Frammartino con la supervisione di Antonio Nicaso – ha partecipato con gli Istituti Chierici, Zanelli, A. Secchi, Filippo Re e Ariosto-Spallanzani.

La giornata si è conclusa al Teatro Herberia di Rubiera, dove si è svolto lo spettacolo-evento che ha coinvolto tutti gli studenti: “Diritti e legalità in scena”, esito del laboratorio di teatro civile a scuola curato da Alessandro Gallo e Maria Cristina Sarò (Ass. caracò). Gallo classe 1986, è uno scrittore e attore di teatro d’inchiesta; ha il padre in carcere per associazione mafiosa ed è cugino della prima donna killer della camorra.

All’incontro pomeridiano, insieme ai giovani, ha partecipato un gruppo eterogeneo di ospiti. Gallo stesso. E poi Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica che ha scritto “Veleno – La battaglia di una giovane donna nella città ostaggio dell’Ilva ” romanzo-verità sulla sua Taranto. Flavio Tranquillo è invece il giornalista numero uno in Italia per il basket, inviato speciale di Sky Sport, mentre Nicola Gratteri e Mario Conte sono magistrati che si occupano d’importanti indagini di mafia e corruzione. Anche Antonio Nicaso studia, analizza e ricostruisce le attività delle più pericolose associazioni criminali del pianeta, ma non è magistrato. Cosa hanno in comune? L’eccellenza nella loro professione, certo, ma soprattutto l’impegno coraggioso e inflessibile a parlare ai giovani di diritti e di legalità in ossequio all’appello di Paolo Borsellino: “Parlate della mafia, con ogni mezzo, in ogni modo, catturando nuovi uditori”. Per questo tutti hanno accettato la sfida di partecipare alla Staffetta e di essere, loro, i primi a partire.

Hanno scritto l’incipit di un romanzo, poi hanno passato il testimone ad un primo gruppo di studenti, che in una settimana esatta ha scritto il primo capitolo per poi passare il testo ad un’altra scuola, dove un altro gruppo di giovani ha sviluppato il secondo capitolo, e così via. Bimed, associazione che ha ideato la Staffetta, grazie ad portale online ed a un sistema di password “ad orolgeria” riesce a far sì che nessuno, sino al giorno in cui riceve il testimone, conosca ciò che è stato scritto in precedenza. Così i giovani atleti devono entrare in “gara” in perfetta forma: documentandosi, approfondendo, leggendo, confrontandosi tra loro e con gli insegnanti sui temi caldi dell’attualità. A Reggio Emilia il percorso s’inserisce nel progetto “Regole e democrazia contro la mafia”, percorsi di cittadinanza e legalità promossi dal Consorzio “Romero” (terzo settore) e sostenuti dalla Provincia.

L’incontro all’Università si è aperto con i saluti del professor Dino Giovannini (ordinario di Psicologia Sociale e direttore scientifico della Biblioteca interdipartimentale dell’Unimore), che ha rimarcato la necessità di insegnare la scrittura, che si accompagna all’altra necessità: educare ad una cittadinanza attiva. La trascinante loquela di Andrea Iovino (Bimed) ha coinvolto i ragazzi e gli scrittori degli incipit in una sarabanda narrativa culminata nella distribuzione dei libri.

“E’ stata la prima volta che seguo un progetto del genere – ha ammesso il giovanissimo Alessandro Gallo, accolto da applausi scroscianti -. Non mi era mai capitato di dare in dono un incipit di un mio romanzo: era la storia di Ferdinando, che esce di galera e vuol tentare di cambiare vita. Sembrava il romanzo della mia esistenza. Quando mi è stato chiesto di regalarlo, ero molto titubante. Ma poi quando ho incontrato i ragazzi, mi sono appassionato a questo tipo di scrittura: io metto una pietra, e voi ci costruite sopra. Io ero violento, un bullo; amavo “parlare di pancia”: quando lo fai le donne ti cadono ai piedi. Però una professoressa mi disse: “Basta con le volgarità: ti faccio conoscere un mondo dove la gente prima di parlare deve pensare”. Mi mise su un palco e mi diede il copione di Amleto in inglese, mi chiese di tradurlo in dialetto napoletano. Shakespeare possibilità per me fu l’unica di avvicinarmi a uno strumento di comunicazione come il teatro. Avevo 15 anni, non mi sono più fermato. Quando mi sono trovato a spiegare come fare a scrivere un capitolo, mi sono rivisto”.

“Io credo nell’importanza della parola: l’importanza del raccolto va al di là di uno scoop, che passa – ha sottolineato la scrittrice Cristina Zagaria – . Se sentite una notizia in tv, passa. Ma se la stessa viene letta in un libro, entra dentro. Anche per questo credo nel progetto e ho realizzato il mio libro: se si affronta la storia dell’Ilva, si fa qualcosa per tutti, anche per voi che non vivente in una terra avvelenata da una azienda”.
Il giudice Mario Conte, parlando di legalità, ha detto che “dovrebbe esser parte del nostro corpo come le braccia e le gambe” e che “capire e rispettare le regole aiuta a vivere meglio, in una società civile. Dobbiamo allora recuperare il senso delle parole”. E la scrittura è uno degli strumenti per farlo. Poi, insieme all’amico Flavio Tranquillo, ha aggiunto: “iete padroni del vostro futuro. Nella vita potete decidere essere comparse protagonista. Noi adulti saremo stati bravi se riusciremo a farvi capire cosa è meglio per voi e trasmettere le regole”. Tranquillo, usando lo sport come metafora, ha rimarcato l’importanza del rispettare le regole del gioco; ad esempio, ha rievocato la controversa finale olimpica di basket Usa-Urss del 1972: “Che senso ha vincere con regole falsate?”.

“Quest’anno l’incipit lo ha donato il mio amico Nicola Gratteri, magistrato – ha raccontato il dottor Antonio Nicaso (esperto di calibro internazionale di criminalità organizzata) -. Io e lui abbiamo avuto come compagni di scuola e d’infanzia uomini poi condannati per omicidio e traffico internazionale di droga, morti ammazzati, vittime di lupara bianca. Ho scoperto la ‘ndrangheta a 6 anni perché il papà del mio compagno di banco si era rifiutato di compare il ferro dai boss che dominavano quel settore. Davanti all’illegalità molti hanno scelto l’indifferenza, altri la consapevolezza”. E ancora: “Senza regole rischieremmo di vivere nell’anarchia: abbiamo bisogno di regole e di buone pratiche, che forse sono mancate negli ultimi tempi. Ci sono leggi e leggi: gli ebrei furono mandati nei campi di concentramento in base a delle normative. Noi allora dobbiamo aver la forza di sognare qualcosa di diverso e di cambiare la società in meglio. Io sono andato via dall’Italia perché non volevo sentirmi dire “ti a chi appartieni”, non volevo farmi raccomandare. Cosa mi ha fatto cambiare? Una poesia, che mi ha fatto capire che dovevo rifiutare i compromessi”. E ha chiuso spronando gli studenti: “Cosa dobbiamo fare? Il presente e il futuro sono vostri. Mettiamoci insieme con impegno, cerchiamo di immaginarle come e rimbocchiamoci le maniche”.

Nell’occasione, lo scrittore Marcello Ravveduto e Antonio Nicaso hanno presentato il progetto “Dizionario di Legalità”, che affida agli studenti delle parole-chiave da analizzare nel loro significato proprio (attraverso, ad esempio, la filosofia e la storia dell’arte) ma anche nel loro significato “violato” (attraverso progetti creativi, anche multimediali). “Dite agli adulti che avete vicino: tu che mi lasci quest’Italia, siediti accanto a me e vediamo cosa possiamo fare insieme”, ha esortato Ravveduto.

Pubblicata il giorno 16/05/2013



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