“La Venere dei Terremoti” in anteprima il 23 aprile al Palazzo delle Arti di Napoli (PAN)

Pubblicata il giorno 16/04/2012

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Lunedì 23 aprile , ore 17.30

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli

Via dei Mille 60

Presentazione del Romanzo

LA VENERE DEI TERREMOTI

di Manlio Santanelli

Caracò Editore, Collana Singoli


Interveranno

Manlio Santanelli, Maria Teresa Chialant, Mario Gelardi

modera Ciro Oliviero

Brani letti da Roberto Azzurro

La Venere dei Terremoti in anteprima il 23 aprile al Palazzo delle Arti di Napoli (PAN)

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Ci sono innamorati felici (rari) e innamorati infelici (in soprannumero). Luigino, incolore geometra, appartiene, inutile dirlo, alla seconda categoria. Ma se è quello strabico del dio Eros a cogliere un bersaglio per un altro, va detto che anche il nostro infelice innamorato ha la sua parte di colpa. Anche i più sprovveduti in materia sanno che non è proficuo perdere la testa per la donna di un boss della malavita, per bella che sia (la donna, s’intende, e non la malavita).

E dire di Fortunata che è bella significa non avere studiato i superlativi, la donna sunnominata essendo un concentrato di tutti i migliori attributi femminili dalla testa ai piedi: un Doppio   Dado dell’avvenenza muliebre, per farla breve. E a Luigino geometra non resta che consumarsi al pari di una candela che niente e nessuno riesce a spegnere.

Finché Eros, mosso a pietà, non interviene col far morire il boss in un regolamento di conti. Con la conseguenza che per Luigino l’inespugnabile fortezza dall’oggi al domani diventa espugnabile.

Una lussuosa camera di albergo si offre come serra per il tropicale sboccio di una fioritura così a lungo repressa. Ma Lo zenit del tanto vagheggiato amplesso viene a coincidere – altro svarione di Eros – con un terremoto di notevole magnitudo, che fa guasti anche nella coppia di fresco accoppiata.

In possesso di una cultura piuttosto tribale, Fortuna collega quel funesto accidente con l’aspetto libertino della propria condotta. E ritorna, seppure con altre motivazioni, alla sua originaria intoccabilità. A Luigino, che ha visto aprirsi e richiudersi le porte del Paradiso prima ancora di averne respirato i “paradisiaci” effluvi, non resta che trovare nella follia un tranquillo rifugio.

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Manlio Santanelli (Napoli 1938) è tra i maggiori drammaturghi italiani contemporanei.

Laureato in giurisprudenza con una tesi in filosofia del diritto, ha lavorato per lunghi anni alla RAI come assistente alla regia, prima di dedicarsi completamente alla scrittura teatrale. I suoi testi, plurirappresentati e pluripremiati, hanno affrontato più volte la prova dei palcoscenici italiani ed europei. Ha al suo attivo, circa quaranta allestimenti. Apprezzato da Ionesco e dai principali critici italiani, è autore anche di racconti.

Secondo la critica più autorevole, la scrittura di Manlio Santanelli ha una sua cifra molto personale: l’autore, infatti, parte quasi sempre da una realtà quotidiana e rassicurante, ma ben presto se ne allontana per esplorare i disturbi, le minacce e le “eresie” in essa contenuti. Ne sortisce un carattere grottesco che, attraverso l’ironia e il paradosso portati all’estremo, gli permettono di affrontare i temi più scabrosi e disperati, senza per questo sottrarre allo spettatore quel divertimento che un certo teatro “punitivo” gli nega per definizione.

 

C’è chi fa i libri e c’è chi li ama…

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