OFELIA IN THE DOG DAYS

di Emanuele Tirelli
con Giulia Pizzimenti

regia Alessandro Gallo
disegno luci Davide Pippo
illustrazioni Giulia Pizzimenti
video editing Salvatore Lento e Davide Pippo
foto Carmine Luino

produzione e distribuzione Caracò teatro
in collaborazione con La Corte Ospitale e Luce Narrante
con il sostegno di Associazione Mi Nutro di Vita

Ofelia soffre di anoressia e bulimia ed è fidanzata con Amleto. La sua vita è profondamente condizionata dai disturbi del comportamento alimentare e l’occasione di una possibile promozione a lavoro, per la quale si è impegnata a lungo, fa emergere più forte che mai tutti i suoi problemi. La storia parte dalla figura scespiriana di Ofelia e guarda alle riscritture che ne hanno fatto Jules Laforgue ed Heiner Muller perché la protagonista riprenda, recuperi, ritrovi, si riappropri di se stessa e scavalchi un ruolo secondario, smettendo di guardarsi vivere.
Ofelia in the dog days prende solo spunto da questo personaggio per concentrarsi sui Dca e attraversa uno degli argomenti più importanti di questi ultimi vent’anni, diventato vera e propria emergenza sociale con tre milioni e mezzo di malati in Italia, 8.500 nuovi casi all’anno e 3240 morti per anoressia nel solo 2016 (dati Sdo). Le prime manifestazioni dei disturbi coincidono con la fascia d’età compresa tra i 15 e i 25 anni: l’Organizzazione Mondiale della Sanità li ha considerati la seconda causa di morte per le adolescenti dopo gli incidenti stradali. Eppure, le manifestazioni possono essere successive e addirittura precedenti, tant’è che oggi il 20% dei casi riguarda bambini dagli 8 ai 14 anni. La prevalenza è femminile, mentre i maschi si attestano sul 10%. Sono molte le leggende da sfatare su questo argomento e bisogna sottolineare che, laddove non si arrivi alla morte, ci sono gravissimi danni all’organismo e alle relazioni sociali. La storia di Ofelia in the dog days vuole disegnare un quadro sincero abbandonando la didascalia e sottolineando una possibilità di guarigione, ma soprattutto di consapevolezza. E guarda anche all’ironia, perché la vita non è fatta di definizioni nette neanche nella gioia e nella sofferenza, ma è una commistione incontrollata di tutto.

   




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